Volo nel Tramonto

Volo nel Tramonto

Friday, September 12, 2008

Vittorio 1959 Livorno

Al mio amico Tino Gianbattista

Al mio amico Tino Gianbattista



QUARANTATRE ANNI FA A QUEST'ORA 21 15 dell'11 settembre 1965 Basco Grigiverde varcava la porta della SCUOLA MILITARE DI PARACADUTISMO.
Folgore

Monday, September 8, 2008

Storia Del Paracadutismo, Dante Pariset, Vito Bianco Editore


Storia del Paracadutismo
Dante Pariset
Vito Bianco EDITORE
ROMA• MILANO

Ai miei figli che volano
e studiano in un giardino pensile
fra Guidonia
e l'aeroporto delle Urbe

PREFAZIONE
Restituisco, Caro Pariset, le bozze del Suo libro, Cosi cortesemente da Lei datemi in lettura. A mio giudizio non vi e una parola da cambiare. Le avevo promesso di leggere rapidissimamente; non mi e stato possibile. Non sono dedito alla commozione, eppure durante la lettura i lacrimoni hanno offuscato questi vecchi occhi, che pur tante ne han viste, e la lettura si e fatta lenta, lenta e faticosa, ed il mio vecchio cuore ha ripetutamente sobbalzato, perché Lei mi ha fatto rivivere i giorni più tragici - e più belli - della mia vita, perché Lei mi ha ripresentato gli uomini che piu ho amati, che son sempre stati respiro del mio respiro, spirito del mio spirito, e sempre 10 saranno; per l'eternità.
Lei e il primo che ha avuto il coraggio di dire la verità - tutta la verità - sui paracadutismo Italiano; e l'ha detta con esattezza storica, senza peccaminose esaltazioni, col cuore alla mano, con rispetto verso chiunque merita di essere rispettato e, sopratutto, senza adulazione ne rancore di parte, inchinandosi a tutti coloro, ripeto a TUTTI coloro, che credettero nei destini della Patria, che obbedirono al comandamento della Patria, che combatterono per difendere l' on ore della Patria, non importa se al di qua 0 al di la di artificiose barriere ideologiche che possono aver diviso i corpi, ma che mai divisero i cuori dei paracadutisti d'Italia, i quali, sempre ed ogni dove, solo per l'Italia pulsarono.
Grazie, caro Pariset, non soia a nome mia, che sarebbe trascurabile cosa, ma a nome di tutti i caduti, di tutti i superstiti. Ella, col Suo scritto, ha ristabilito i valori dello spirito paracadutistico, che perdendo una guerra tanti, tanti piccoli sedicenti italiani si so no affrettati a dimenticare e distruggere; già, perché da fastidio a molte poltrone e poltroni la nozione che una massa di uomini che in poltrona mai si adagiarono, vollero e seppero combattere, sia pure col solo coraggio delta disperazione, affinché la Patria non morisse. E si e volutamente dimenticato da parte di certuni, perché prima 0 poi il rimorso del mal fatto - e mi assumo la responsabilità di dire il rimorso dei crimini commessi presto 0 tardi assale alta gola e strozza; irrimediabilmente; e questi certuni, quindi, arguiscono che e meglio dimenticare, e sopratutto e meglio far dimenticare.
Lei, col Suo scritto, ha dato agli Italiani una lezione di galantomismo. A me ha permesso di scendere serenamente nella fossa che ormai mi attende, con al fine la certezza di non aver seminato invano.
Permetta, caro Pariset, che nel ringraziarla per la Sua fatica io abbracci in Lei un Italiano degno di questa nome.

Gen. Giuseppe Baudin
ex primo comandante della Scuola di Paracadutismo di Tarquinia

PROLOGO
NASCITA DEL PARACADUTE

Millenaria ansia di venir giù dal cielo - Leonardo stimola a gittarsi da ogni altezza senza danno di se Giunge L'ora della verità: si vola in pallone sui fin ire del Settecento ed immediatamente si hanno le prime discese in paracadute, nelle quali le donne primeggiano volendo dare spettacolo - I validi paracadute Garnerin tipo 1802 - A meta dell'Ottocento una signora ondula pigramente al di sopra del Battistero di Parma: e Madame Poitevin Ecatombe di aeroplani nel primo decennio del XX secolo e fine misera.'1da di grandi assi e di personalità della cultura, dell'arte e dello sport, tutti ancora privi della ciambella di salvataggio dell'aria. Al Salon di Parigi del 1912 figurano esposti alcuni paracadute e Ira essi il Drancy ad aria compressa con apertura automatica - Il Papa Giovanni XXIII raccomanda, ai paracadutisti di mezzo secolo dopo, la purezza dell'anima - Dalla conquista del Monte Bianco all'Himalaya.

All'anagrafe dei tempi, la data di nascita del paracadute non e registrata.
Distrazione dell'ufficiale di stato civile nell'utopica dimora dei cieli del mondo? Eppure l'ansia di venir giù dalle alte sfere celesti non e stata mai minore del desiderio di salire negli spazi eterei. I due aneliti sono complementari; i piloti sono le stalagmiti dell'aria, i paracadutisti le stalattiti.
Dalle tavole in caratteri cuneiformi dissepolte dalle rovine di Ugarit, città della Siria settentrionale, fiorente nel secondo millennio avanti Cristo, tavole che dal punto di vista letterario costituiscono un grandioso poema, appare che il Dio della pioggia e della folgore, Baal, discende agli Inferi con la sua corte religiosa, calando pian piano, senza toccare terra coi piedi. Nel mito babilonese, invece, l'eroe Etana vola aggrappato al collo di un'aquila fino al cielo di Istar e, non avendo preveduto una discesa rallentata, sulla via del ritorno viene preso da vertigini, cade e nella sua caduta mortale trascina con se il malcapitato rapace. Un bassorilievo assiro, conservato nel museo del Louvre a Parigi, mostra un genio alato, munito di pinne dorsali che lo fanno scendere

pagina 1
sulla 'Terra, sicché gli e consentito di cogliere piuttosto abusivamente i pili bei grappoli d'una vite. Altro bassorilievo esistente al Louvre risale al 750 avanti Cristo e rappresenta Adad, Dio dell'uragano: Adad scende con mezzi propri dalle nuvole e atterra sul groppone di un quadrupede; stavolta egli non ha scagliato saette, giacche nel suo pugno destro stringe un cospicuo numero di folgori, intatte e pronte all'uso. Meno di tremila anni più tardi, Prospero Fieri atterrerà sulla groppa d'un cagnolino laziale, stringendo nella mana un accendisigaro.
L'ansia di venir giù dal cielo abbellisce la mitologia ellenica ed eccita il pensiero latino. II Medio Evo risulta talmente imbottito di leggende e di tragedie vere per tentativi umani sporadici di discendere dalle sfere celesti col proposito dubbio di non farsi alcun male, che il grande Leonardo si decide a occuparsi della questione.
Egli si mette a scrivere con la sua mania di mancino, da destra a sinistra e traccia disegno e misure d'un paracadute garantito. Morto il Vinciano, i suoi grafici e scritti scientifici vengono raccolti nel Cinquecento da Pompeo Leoni e donati nel 1637 da Galeazzo Arconati alla Biblioteca Ambrosiana. Essi vanno sotto la denominazione di Codice Atlantico. Figura nel Codice la descrizione all'indietro che nel 1495 Leonardo accoppia allo schizzo del suo paracadute:
« Se un uomo ha un padiglione di panno che sia di 12 braccia per faccia e alto 12, potrà gittarsi da ogni altezza senza danno di se ».
Questo e il grido che il Toscano lancia nei secoli: un grido vasto e potente come il muggito dell' Oceano.
Quattro sole corde, quante ne ha il violino, avrebbero sostenuto il paracadute leonardesco sulla testa dell'uomo, In cui mani giunte avrebbero dovuto reggere una quinta corda centrale, piovente dall'interno della calotta a piramide. Fu paracadutista il barbuto Leonardo? Secondo la P.E.M. egli avrebbe ideato e forse sperimentato il suo paracadute.
Sulle dimensioni e strutture dei paracadute della primissima ora, le notizie non brillano per eccessiva precisione. Coloro rari che hanno osato gittarsi dalle torri recano nella tomba il segreto dell'invenzione. Siamo in epoca di transizione nell'ultimo ventennio del Settecento: dalla fase della teoria e dei sogni, il paracadutismo entra nel limbo della pratica. Non ci si limita a studiare sul come gittarsi (plagiamo Leonardo), ma ci si getta tout court dall'alto della macchina volante, culla naturale del paracadute. E in uno stadio iniziale, sono prevalentemente le donne a gettarsi. Esse devono attrarre, per destino atavico e congeniale: e cosi il più anziano paracadutismo che ha superato la teoria per entrare nel campo pratico non e che un'attrazione, più o me no mondana, più o meno sportiva, positivamente femminile.
Come e il più leggero dell'aria che consente all'uomo per la prima volta di librarsi nel telo, cosi esso gli accordi a per primo l'opportunità di usare il paracadute, sia pure a titolo esibizionistico, in chiave di spettacolo pubblico o privato. La cosa e agevolmente comprensibile. Affinché il paracadute, che ha ripudiato la torre ed ha stretto alleanza col pallone, abbia possibilità di spa-

pagina 2
lancare la sua corolla al sole, occorre che una certa distanza lo separi dalla crosta terrestre. A partire dalla fine del Settecento e sino al primo decennio del XX secolo, gli sferici, i palloni sonda, i cervi volani, i dirigibili, quasi che si rendano conto di tale necessita, s'avvicinano sempre piu alla stratosfera, per cui s'allontano molto dalla Terra.
Nel suo pressoché in contrasto regno di centocinquanta anni, il piu leggero dell'aria dilata con decisione sua 'stordente marcia al Sole.
Avviene che nel 1960 piloti statunitensi come il capitano Kittinger si buttano in paracadute da circa quarantamila metri d'altezza distaccandosi agevolmente dalla navicella dei più moderni palloni. Mezzo secolo prima, il 6 maggio 1910, un cervo volante americano (non montato) tocca i 7205 metri al di sopra deIl'Osservatorio weather(Stati Uniti).
Lanciato dall'osservatorio di Pavia nel successivo 7 Dicembre 1911 un pallone-sonda raggiunge l'altezza rabbrividente (cosi scrivono)di trenta settemila metri. L'altimetro collocato nella barchetta di vimini del pallone Alabastro pilotato dal tenente torinese Luigi Mina pilota di sferico dal 12 aprile 1903trasvolatore degli Appennini e subito promosso capitano, segna metri 9240 il 9 Agosto 1909, e per poco non uguagliavo il primato mondiale d'altezza, che e di spettanza fino dal 31 Luglio 1901 del pilota Suring e del dottor Berson navigatori a bordo del grosso pallone tedesco, Preussen, gonfiato con 8490 metri cubi di idrogeno puro(metri 10,800 di altezza). I dirigibili francesi del tipo Clement Bayard e Conde sono detentori dei primi quattro primati mondiali d'altezza, l'ultimo dei quali (18 giugno 1912) porta l'aereonave a 3080 metri al di
di sopra della Senna. C'è quindi ampia latitudine per gittarsi ultimamente nel vuoto.
II più leggero dell'aria ha immediatamente superato in ambizione l'aquila ed aperto l'iniziale varco al Paracadute. Il più pesante, invece e timidissimo nella sua infanzia, sembra proprio una quaglia dal l'incerto volo. II caustico canzoniere romano Sor Capanna prende in giro scultore Leon Delagrange che nella primavera del 1908 riesce a staccarsi dal suolo sostenendosi nel vuoto, ma ad una certa altezza che supera appena un mazzo di cicorie ... Re Vittorio Emanuele III al passaggio del Voisin di Delegrange davanti alla tribuna, abbassa per sincerarsi che le ruote non sfiorino i ciuffi d'erba. E' diffusa la sensazione che il francese strisci sul tappeto vegetale. E chiaro che i fautori del paracadute devono attendere ancora se vogliono adoperarlo da bordo di un aeroplano.
In tal senso appare incoraggiante la prodezze di Latham, che nel suo tentativo effettuato con successo a Reimis il 28 agosto 1909 stabilisce il primato mondiale (m.155 al di sopra del punto partenza). Per ora Latham e solo prode in materia altimetrica ma concluderà terra terra ed impressiva mente la sua fulgente esistenza di ardimentoso,prima contendendo invano a Louis Bleriot il trionfo della tribolatissima trasvolata della Manica, poi finendo vivo e crudo nelle fauci d'una belva durante una partita di caccia grossa in Africa
(1) (Vedi dello stesso autore: La cavalcata dei cieli. Edizione Vito Bianco di imminente pubblicazione).
Pagina 3