Volo nel Tramonto

Volo nel Tramonto

Sunday, December 28, 2008

Celine Dion - The Power Of Love (live in Memphis 1997)

http://www.youtube.com/watch?v=YaItPjWo7Ks

Celine Dion - I'm alive

http://www.youtube.com/watch?v=CCOSWkrmb1E

Belle Original Cast

http://www.youtube.com/watch?v=KUXGVfmrEN4

Tuesday, December 16, 2008

Music VideoShania Twain -- Forever And For Always Live In Chicago -From This moment

http://www.youtube.com/watch?v=oWiTsWXu8Bk

http://www.youtube.com/watch?v=7DK4dofbia8

Music Video Kaoma - Melodie D'Amour

http://www.youtube.com/watch?v=p5lZml8sBh8

Friday, November 7, 2008

Eurofighter Typhoon

http://www.youtube.com/watch?v=DcFZcF17GJk

SAAB Draken

http://www.youtube.com/watch?v=temKEiqXZOo

Monday, November 3, 2008

Mig 29 OVT Thrust vectoring (closeup and display) at RIAT'06

http://www.youtube.com/watch?v=eeiqMn7xb_Y

Mig 29 OVT Thrust vectoring (closeup and display) at RIAT'06

http://www.youtube.com/watch?v=eeiqMn7xb_Y

Fiat 500 vs Nissan 350z

http://www.youtube.com/watch?v=ipq7uJGytw4

C-130 Mishap

http://www.youtube.com/watch?v=PwTKqi2znKY

G.222 accident

http://www.youtube.com/watch?v=2rtRzBQfW-g

Alenia C-27 (Aeritalia G.222) airshow demo (3 of 3)

http://www.youtube.com/watch?v=nDWCnlXbJy8

Tuesday, October 7, 2008

Ready To Break Skydiving Records


French Man Poised And Ready To Break Skydiving Records
Paris (ChattahBox) - Michel Fournier. a 64-year old retired French army officer will attempt to break the current world-record for a skydive when he throws himself off a balloon 130,000 feet above the Earth.
Fournier is going to be taking a helium-powered balloon 130,000 feet above the Earth, where the temperatures may hit -148 degrees Fahrenheit, or -100 degrees Celsius.
He will be wearing a specially-designed pressurized suit to withstand these extreme temperatures.
The jump will last for 15-minutes, with Fournier possibly breaking four world records.
He could break the record for the fastest free fall, longest free fall, highest jump, and highest altitude reached by a man in a balloon if he pulls it all off.
Weather pushed the jump back from 6 a.m. ET to 10 a.m. ET on Monday due to winds.
The current record for a high jump is by Col. Joseph Kittinger from the U.S. Air Force, who jumped from 101,700

Friday, September 12, 2008

Vittorio 1959 Livorno

Al mio amico Tino Gianbattista

Al mio amico Tino Gianbattista



QUARANTATRE ANNI FA A QUEST'ORA 21 15 dell'11 settembre 1965 Basco Grigiverde varcava la porta della SCUOLA MILITARE DI PARACADUTISMO.
Folgore

Monday, September 8, 2008

Storia Del Paracadutismo, Dante Pariset, Vito Bianco Editore


Storia del Paracadutismo
Dante Pariset
Vito Bianco EDITORE
ROMA• MILANO

Ai miei figli che volano
e studiano in un giardino pensile
fra Guidonia
e l'aeroporto delle Urbe

PREFAZIONE
Restituisco, Caro Pariset, le bozze del Suo libro, Cosi cortesemente da Lei datemi in lettura. A mio giudizio non vi e una parola da cambiare. Le avevo promesso di leggere rapidissimamente; non mi e stato possibile. Non sono dedito alla commozione, eppure durante la lettura i lacrimoni hanno offuscato questi vecchi occhi, che pur tante ne han viste, e la lettura si e fatta lenta, lenta e faticosa, ed il mio vecchio cuore ha ripetutamente sobbalzato, perché Lei mi ha fatto rivivere i giorni più tragici - e più belli - della mia vita, perché Lei mi ha ripresentato gli uomini che piu ho amati, che son sempre stati respiro del mio respiro, spirito del mio spirito, e sempre 10 saranno; per l'eternità.
Lei e il primo che ha avuto il coraggio di dire la verità - tutta la verità - sui paracadutismo Italiano; e l'ha detta con esattezza storica, senza peccaminose esaltazioni, col cuore alla mano, con rispetto verso chiunque merita di essere rispettato e, sopratutto, senza adulazione ne rancore di parte, inchinandosi a tutti coloro, ripeto a TUTTI coloro, che credettero nei destini della Patria, che obbedirono al comandamento della Patria, che combatterono per difendere l' on ore della Patria, non importa se al di qua 0 al di la di artificiose barriere ideologiche che possono aver diviso i corpi, ma che mai divisero i cuori dei paracadutisti d'Italia, i quali, sempre ed ogni dove, solo per l'Italia pulsarono.
Grazie, caro Pariset, non soia a nome mia, che sarebbe trascurabile cosa, ma a nome di tutti i caduti, di tutti i superstiti. Ella, col Suo scritto, ha ristabilito i valori dello spirito paracadutistico, che perdendo una guerra tanti, tanti piccoli sedicenti italiani si so no affrettati a dimenticare e distruggere; già, perché da fastidio a molte poltrone e poltroni la nozione che una massa di uomini che in poltrona mai si adagiarono, vollero e seppero combattere, sia pure col solo coraggio delta disperazione, affinché la Patria non morisse. E si e volutamente dimenticato da parte di certuni, perché prima 0 poi il rimorso del mal fatto - e mi assumo la responsabilità di dire il rimorso dei crimini commessi presto 0 tardi assale alta gola e strozza; irrimediabilmente; e questi certuni, quindi, arguiscono che e meglio dimenticare, e sopratutto e meglio far dimenticare.
Lei, col Suo scritto, ha dato agli Italiani una lezione di galantomismo. A me ha permesso di scendere serenamente nella fossa che ormai mi attende, con al fine la certezza di non aver seminato invano.
Permetta, caro Pariset, che nel ringraziarla per la Sua fatica io abbracci in Lei un Italiano degno di questa nome.

Gen. Giuseppe Baudin
ex primo comandante della Scuola di Paracadutismo di Tarquinia

PROLOGO
NASCITA DEL PARACADUTE

Millenaria ansia di venir giù dal cielo - Leonardo stimola a gittarsi da ogni altezza senza danno di se Giunge L'ora della verità: si vola in pallone sui fin ire del Settecento ed immediatamente si hanno le prime discese in paracadute, nelle quali le donne primeggiano volendo dare spettacolo - I validi paracadute Garnerin tipo 1802 - A meta dell'Ottocento una signora ondula pigramente al di sopra del Battistero di Parma: e Madame Poitevin Ecatombe di aeroplani nel primo decennio del XX secolo e fine misera.'1da di grandi assi e di personalità della cultura, dell'arte e dello sport, tutti ancora privi della ciambella di salvataggio dell'aria. Al Salon di Parigi del 1912 figurano esposti alcuni paracadute e Ira essi il Drancy ad aria compressa con apertura automatica - Il Papa Giovanni XXIII raccomanda, ai paracadutisti di mezzo secolo dopo, la purezza dell'anima - Dalla conquista del Monte Bianco all'Himalaya.

All'anagrafe dei tempi, la data di nascita del paracadute non e registrata.
Distrazione dell'ufficiale di stato civile nell'utopica dimora dei cieli del mondo? Eppure l'ansia di venir giù dalle alte sfere celesti non e stata mai minore del desiderio di salire negli spazi eterei. I due aneliti sono complementari; i piloti sono le stalagmiti dell'aria, i paracadutisti le stalattiti.
Dalle tavole in caratteri cuneiformi dissepolte dalle rovine di Ugarit, città della Siria settentrionale, fiorente nel secondo millennio avanti Cristo, tavole che dal punto di vista letterario costituiscono un grandioso poema, appare che il Dio della pioggia e della folgore, Baal, discende agli Inferi con la sua corte religiosa, calando pian piano, senza toccare terra coi piedi. Nel mito babilonese, invece, l'eroe Etana vola aggrappato al collo di un'aquila fino al cielo di Istar e, non avendo preveduto una discesa rallentata, sulla via del ritorno viene preso da vertigini, cade e nella sua caduta mortale trascina con se il malcapitato rapace. Un bassorilievo assiro, conservato nel museo del Louvre a Parigi, mostra un genio alato, munito di pinne dorsali che lo fanno scendere

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sulla 'Terra, sicché gli e consentito di cogliere piuttosto abusivamente i pili bei grappoli d'una vite. Altro bassorilievo esistente al Louvre risale al 750 avanti Cristo e rappresenta Adad, Dio dell'uragano: Adad scende con mezzi propri dalle nuvole e atterra sul groppone di un quadrupede; stavolta egli non ha scagliato saette, giacche nel suo pugno destro stringe un cospicuo numero di folgori, intatte e pronte all'uso. Meno di tremila anni più tardi, Prospero Fieri atterrerà sulla groppa d'un cagnolino laziale, stringendo nella mana un accendisigaro.
L'ansia di venir giù dal cielo abbellisce la mitologia ellenica ed eccita il pensiero latino. II Medio Evo risulta talmente imbottito di leggende e di tragedie vere per tentativi umani sporadici di discendere dalle sfere celesti col proposito dubbio di non farsi alcun male, che il grande Leonardo si decide a occuparsi della questione.
Egli si mette a scrivere con la sua mania di mancino, da destra a sinistra e traccia disegno e misure d'un paracadute garantito. Morto il Vinciano, i suoi grafici e scritti scientifici vengono raccolti nel Cinquecento da Pompeo Leoni e donati nel 1637 da Galeazzo Arconati alla Biblioteca Ambrosiana. Essi vanno sotto la denominazione di Codice Atlantico. Figura nel Codice la descrizione all'indietro che nel 1495 Leonardo accoppia allo schizzo del suo paracadute:
« Se un uomo ha un padiglione di panno che sia di 12 braccia per faccia e alto 12, potrà gittarsi da ogni altezza senza danno di se ».
Questo e il grido che il Toscano lancia nei secoli: un grido vasto e potente come il muggito dell' Oceano.
Quattro sole corde, quante ne ha il violino, avrebbero sostenuto il paracadute leonardesco sulla testa dell'uomo, In cui mani giunte avrebbero dovuto reggere una quinta corda centrale, piovente dall'interno della calotta a piramide. Fu paracadutista il barbuto Leonardo? Secondo la P.E.M. egli avrebbe ideato e forse sperimentato il suo paracadute.
Sulle dimensioni e strutture dei paracadute della primissima ora, le notizie non brillano per eccessiva precisione. Coloro rari che hanno osato gittarsi dalle torri recano nella tomba il segreto dell'invenzione. Siamo in epoca di transizione nell'ultimo ventennio del Settecento: dalla fase della teoria e dei sogni, il paracadutismo entra nel limbo della pratica. Non ci si limita a studiare sul come gittarsi (plagiamo Leonardo), ma ci si getta tout court dall'alto della macchina volante, culla naturale del paracadute. E in uno stadio iniziale, sono prevalentemente le donne a gettarsi. Esse devono attrarre, per destino atavico e congeniale: e cosi il più anziano paracadutismo che ha superato la teoria per entrare nel campo pratico non e che un'attrazione, più o me no mondana, più o meno sportiva, positivamente femminile.
Come e il più leggero dell'aria che consente all'uomo per la prima volta di librarsi nel telo, cosi esso gli accordi a per primo l'opportunità di usare il paracadute, sia pure a titolo esibizionistico, in chiave di spettacolo pubblico o privato. La cosa e agevolmente comprensibile. Affinché il paracadute, che ha ripudiato la torre ed ha stretto alleanza col pallone, abbia possibilità di spa-

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lancare la sua corolla al sole, occorre che una certa distanza lo separi dalla crosta terrestre. A partire dalla fine del Settecento e sino al primo decennio del XX secolo, gli sferici, i palloni sonda, i cervi volani, i dirigibili, quasi che si rendano conto di tale necessita, s'avvicinano sempre piu alla stratosfera, per cui s'allontano molto dalla Terra.
Nel suo pressoché in contrasto regno di centocinquanta anni, il piu leggero dell'aria dilata con decisione sua 'stordente marcia al Sole.
Avviene che nel 1960 piloti statunitensi come il capitano Kittinger si buttano in paracadute da circa quarantamila metri d'altezza distaccandosi agevolmente dalla navicella dei più moderni palloni. Mezzo secolo prima, il 6 maggio 1910, un cervo volante americano (non montato) tocca i 7205 metri al di sopra deIl'Osservatorio weather(Stati Uniti).
Lanciato dall'osservatorio di Pavia nel successivo 7 Dicembre 1911 un pallone-sonda raggiunge l'altezza rabbrividente (cosi scrivono)di trenta settemila metri. L'altimetro collocato nella barchetta di vimini del pallone Alabastro pilotato dal tenente torinese Luigi Mina pilota di sferico dal 12 aprile 1903trasvolatore degli Appennini e subito promosso capitano, segna metri 9240 il 9 Agosto 1909, e per poco non uguagliavo il primato mondiale d'altezza, che e di spettanza fino dal 31 Luglio 1901 del pilota Suring e del dottor Berson navigatori a bordo del grosso pallone tedesco, Preussen, gonfiato con 8490 metri cubi di idrogeno puro(metri 10,800 di altezza). I dirigibili francesi del tipo Clement Bayard e Conde sono detentori dei primi quattro primati mondiali d'altezza, l'ultimo dei quali (18 giugno 1912) porta l'aereonave a 3080 metri al di
di sopra della Senna. C'è quindi ampia latitudine per gittarsi ultimamente nel vuoto.
II più leggero dell'aria ha immediatamente superato in ambizione l'aquila ed aperto l'iniziale varco al Paracadute. Il più pesante, invece e timidissimo nella sua infanzia, sembra proprio una quaglia dal l'incerto volo. II caustico canzoniere romano Sor Capanna prende in giro scultore Leon Delagrange che nella primavera del 1908 riesce a staccarsi dal suolo sostenendosi nel vuoto, ma ad una certa altezza che supera appena un mazzo di cicorie ... Re Vittorio Emanuele III al passaggio del Voisin di Delegrange davanti alla tribuna, abbassa per sincerarsi che le ruote non sfiorino i ciuffi d'erba. E' diffusa la sensazione che il francese strisci sul tappeto vegetale. E chiaro che i fautori del paracadute devono attendere ancora se vogliono adoperarlo da bordo di un aeroplano.
In tal senso appare incoraggiante la prodezze di Latham, che nel suo tentativo effettuato con successo a Reimis il 28 agosto 1909 stabilisce il primato mondiale (m.155 al di sopra del punto partenza). Per ora Latham e solo prode in materia altimetrica ma concluderà terra terra ed impressiva mente la sua fulgente esistenza di ardimentoso,prima contendendo invano a Louis Bleriot il trionfo della tribolatissima trasvolata della Manica, poi finendo vivo e crudo nelle fauci d'una belva durante una partita di caccia grossa in Africa
(1) (Vedi dello stesso autore: La cavalcata dei cieli. Edizione Vito Bianco di imminente pubblicazione).
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Monday, August 25, 2008

Aerei EUROFIGHTER TYPHOON

EUROFIGHTER TYPHOON

Gran Bretagna/Germania/Italia/Spagna




STORIA E NOTIZIE

L'Eurofighter Typhoon o EF 2000, che ha volato la prima volta il 27 marzo 1994, nasce da esigenze diverse dei tre stati impegnati inizialmente nel programma. Germania e Italia avevano l'esigenza di affrancarsi dall'acquisto di velivoli di progetto straniero, importati o prodotti su licenza. Il discorso valeva in particolar modo per velivoli da impiegare in cospicue quantità in ruoli di grande rilevanza strategica e con forti risvolti economici e tecnologici. La soluzione era di un progetto in collaborazione con altri stati europei e con la necessaria partnership di Gran Bretagna e/o Francia, paesi leader nell'Europa occidentale per la produzione di moderni velivoli da combattimento. L'esigenza inglese, invece, nasceva dalla volontà di continuare a svolgere un ruolo da protagonista nel ristretto gruppo delle potenze aeronautiche anche quando il declino relativo della propria forza economica rendeva ormai molto arduo sviluppare autonomamente un moderno aereo da combattimento. Così, mentre la Francia continuava a sviluppare da sola i suoi Mirage e Rafale forte dei proventi derivanti dalle vendite all'estero dei velivoli di produzione nazionale, la Gran Bretagna puntava alla partnership con paesi come la Germania e l'Italia, forti economicamente ma che per motivi storico-politici dopo la seconda guerra mondiale non avevano potuto sviluppare autonomamente aerei da combattimento avanzati. In tal modo, poteva condividere i costi di sviluppo dei nuovi aerei mantenendo una posizione di leadership. La collaborazione tra i tre stati menzionati ha prodotto all'inizio degli anni ottanta il Panavia Tornado ottimizzato per l'attacco ed ora, per rinnovare i reparti da caccia, l'Eurofighter Typhoon, programma a cui si è aggiunta la Spagna, la cui industria aeronautica appare in forte crescita. Lo sforzo congiunto permette all'Europa di tenere il passo con gli USA a livello tecnologico e militare, mentre la tensione organizzativa può risultare un'importante spinta per un'ulteriore integrazione economica, politica e militare.

Venendo alle caratteristiche dell'aereo, questi si presenta come un caccia che può operare in qualsiasi condizioni di tempo sia in missioni di superiorità aerea che in missioni di attacco al suolo. Il futuro aereo europeo è un caccia ipermanovrabile, con radar d'avanguardia capace di controllare fino a 20 obiettivi contemporaneamente, ma privo di tecnologia STEALTH della quale è invece dotato il suo rivale statunitense, il Lockheed-Martin F-22. Il Typhoon fa registrare un'altra importante tappa nella flessibilità operativa dei caccia grazie al concetto di "swing role", cioè la possibilità di essere impiegato in operazioni di superiorità aerea e di attacco al suolo nell'ambito della stessa missione. In pratica, il nuovo caccia europeo non risulta migliore dei caccia russi, statunitensi e francesi della generazione precedente per quanto riguarda velocità max, autonomia e carico utile, ma sarà molto più manovrabile e flessibile operativamente, colmando così il vuoto di un aereo del genere nelle forze aeree che lo hanno commissionato. Inoltre adotterà il missile aria-aria a lungo raggio europeo Meteor, il più avanzato nel suo genere, che pone l'Europa in prima linea anche nei sistemi missilistici a lungo raggio. L'EF 2000 risulterà forse inferiore all'F-22 dell'USAF, ma potrebbe essere costruito in quantitativi superiori grazie al costo unitario nettamente inferiore al velivolo statunitense, a meno che problemi economici non comportino una riduzione degli ordini. Quest'ultima eventualità non è improbabile considerando che il costo unitario di un Typhoon è di 65,7 milioni di euro, e che una maggiore integrazione futura delle forze aeree committenti porterà ad assolvere gli stessi compiti con un numero di reparti inferiori e, quindi, con meno aeroplani. Così, se l'ultima Tranche prevista non dovesse essere finanziata, il totale degli ordini sarebbe di 384 esemplari.

L'Eurofighter Typhoon sostituirà caccia di origine statunitense nelle forze aeree tedesche, italiane e spagnole. La sua flessibilità di impiego gli permetterà di sostituire aerei molto diversi tra loro, come i Tornado F 3 ed i Jaguar della RAF, i Phantom ed i MiG-29 della Luftwaffe, gli F-104 italiani, i Mirage F-1 e Phantom spagnoli. Ciò implica la potenziale integrazione delle forze aeree che lo hanno in dotazione. L'integrazione delle forze di difesa comporterebbe maggiore peso internazionale dell'Europa sotto il profilo politico e militare, ma anche risparmio finanziario grazie, come abbiamo già accennato poco sopra, ad una riduzione di uomini e mezzi.

Ad oggi, la produzione per i paesi produttori è ripartita in tre tranche rispettivamente di 148, 236 e 236 esemplari. Sviluppi futuri del velivolo prevedono una versione da attacco destinata a sostituire il Panavia Tornado. Nel frattempo, una diffusione più ampia del caccia appare compromessa dall'F-35, probabilmente meno complesso e più a buon mercato per la maggior parte delle forze aeree mondiali. Al momento, oltre che dalle forze aeree dei 4 stati produttori menzionati, il Typhoon è stato ordinato dalla Grecia, ma l'ordine per 60 esemplari è per ora sospeso per problemi politico-economici.

DATI E CARATTERISTICHE

Tipo: caccia monoposto "swing role".

Motori: 2 turboreattori a doppio flusso Eurojet-200 (Rolls Royce XG 40) da 6.120 kg/s a secco e 9.175 kg/s con postbruciatore. Capacità di combustibile: interna 5.625 litri, esterna 4.398 litri.

Dimensioni: apertura alare 10,95m; lunghezza: 15,96m.

Pesi: a vuoto basico 10.995 kg; totale 15.495 kg; massimo al decollo: 23.000 kg.

Rapporto spinta/peso: 1,67 basico, 1,18 al decollo.

Prestazioni: velocità max 2.123 km/h oltre gli 11.000m (Mach 2,0), 1.347 km/h a livello del mare; salita iniziale oltre 310 m/s, salita a 10.675m in 2 min. e 30 sec.; tangenza pratica oltre 15.500m; raggio d'azione 650-1.390 km, autonomia 1.390-3.055 km; rateo di virata massimo 28°/sec, continuo 20°sec.; fattori di carico massimo +9 e -3 g.

Radar: Euroradar ECR-90 Captor, capace di acquisire e inseguire fino a 20 bersagli contemporaneamente e dotato di casco-visore.

Sistema d'arma: L'armamento aria-aria comprende il missile MBDA*Meteor a lungo raggio, capace di volare per oltre 100 km a Mach 4 ed in grado di colpire aerei e missili da crociera.

Armamento/carico utile: 1 cannone Mauser da 27mm con 150 colpi; 13 punti d'attacco per carichi esterni per un carico massimo di 6.500 kg in missione aria-aria e 8.000 kg in missione aria-superficie.

Paesi utilizzatori (5): Gran Bretagna (232), Germania (180), Italia (121), Spagna (87), Grecia (60).

Esemplari previsti: 680.

Costo unitario: ca. 65,7 milioni di euro.

Entrata in servizio: 2007-2009.

Quote industriali: BAe Systems (Gran Bretagna) 37%, EADS (Germania) 30%, Alenia (Italia) 19%, EADS (Spagna) 14%.

*MBDA: è un consorzio costituito appositamente per produrre il nuovo missile a lungo raggio commissionato inizialmente dalla RAF ma ora ordinato dalle altre forze aeree del consorzio Eurofighter, dalla Francia e dalla Svezia. Il missile equipaggerà tre piattaforme: Eurofighter Typhoon, Dassault Rafale (Francia) e Saab 39 Gripen (Svezia). L'MBDA, società leader nei sistemi missilistici in Europa, è così composta: BAe Systems (G.B.- 37,5%), EADS (Francia/Germania/Spagna - 37,5), Finmeccanica (Italia - 25%).

Sunday, August 17, 2008

Friday, August 8, 2008

il Comitato "Salvo D'Acquisto"

Si dà notizia che il Comitato "Salvo D'Acquisto" in Firenze, indice un concorso (7 aprile-24 maggio 2008) rivolto a tutti gli artisti ma in particolare ai giovani artisti, per l'ideazione di un'opera scultorea dedicata al sacrificio di Salvo D'Acquisto (23 settembre 1943).

L' opera vincitrice sarà collocata in giardino pubblico a Firenze dall'Assessorato alle Tradizioni Popolari (assessore dott. Eugenio Giani).

Presiede la Giuria la Soprintendente per il Patrimonio Artistico e per il Polo Museale di Firenze, dott.ssa Cristina Acidini Luchinat, storica dell'arte di fama internazionale.
Presidente del Comitato "Salvo D'Acquisto" è il Signor Stefano Fioravanti, iscritto all'Associazione Nazionale Carabinieri.

Il bando di concorso è già giunto per posta ai 29 direttori delle Accademie di Belle Arti presenti in Italia.
Per i dettagli, si vedano gli allegati (bando di concorso e Iscrizione
Il bando di concorso e la domanda di iscrizione possono essere reperiti anche sul sito
www.salvo43.netsons.org

Sezione Carabinieri Paracadutisti Enzo Fregosi di Poggio al Cerro
C/o 1°Rgt.CC.Par."Tuscania" - 57100 Livorno

Savoia-Marchetti S.M.82


Savoia-Marchetti S.M.82
Il Savoia-Marchetti S.M.82 Marsupiale è stato uno dei più longevi velivoli dell'Aeronautica Militare, essendo stato in servizio dal 1938 al 1960. Il "Marsupiale" è un velivolo sviluppato per compiti di trasporto, a partire dal S.M.75, ma poi è stato impiegato anche come bombardiere.
Nel 1939 l'S.M.82 conquistò il primato mondiale di velocità sui 10.000 km con una media di 236,97 km/h.
Versioni
Allo S.M.82 non furono apportate modifiche di rilievo nel periodo bellico, escludendo le necessarie modifiche alla versione da trasporto per l'impiego come bombardiere. Dopo la guerra gli originari motori Alfa 128 furono sostituiti con più potenti Pratt & Whitney R-1830 Twin Wasp.
Impiego
Lo S.M.82 fu impiegato come bombardiere nella seconda guerra mondiale già dall'estate del 1940 per incursioni su Gibilterra, su Alessandria d'Egitto e sulle raffinerie di Manama nel Golfo Persico. Nella conquista delle isole ioniche dai Marsupiali furono effettuati lanci di paracadutisti. Come aereo da trasporto accompagnò le forze armate italiane su tutti i fronti Le caratteristiche dell'S.M.82 interessarono la Luftwaffe, che nel 1941 ne ordinò 110 esemplari, di cui 45 consegnati prima dell'armistizio (Savoia Staffel); questi, assieme ai velivoli sequestrati dopo la resa dell'Italia, furono utilizzati con successo in tutti i teatri operativi, in particolare sul fronte russo.


Savoia-Marchetti S.M.82 "Marsupiale"
Savoia-Marchetti S.M.82
Descrizione Ruolo Bombardiere, aereo da trasporto
Equipaggio Primo volo 1938 Entrata in servizio 1938
Costruttore Savoia-Marchetti Progettista
Esemplari costruiti:
Dimensioni Lunghezza 22.9m
Apertura alare 29.68m
Angolo di freccia alare
Altezza 6m Superficie alare 118.6m² Carico alare
Superficie degli alettoni
Freccia dello stabilizzatore
Area dello stabilizzatore
Freccia della deriva Area della deriva
Carreggiata del carrello
Passo del carrello
Peso A vuoto 10550 kg (con motori Pratt & Whitney: 12100) Normale 17820 kg (con motori PW: 18700)
Massimo al decollo kg Capacità combustibile
Capacità combustibile {
Capacità di carico
Propulsione Motore 2 Alfa 128 (poi sostituiti con Pratt & Whitney R-1830 Twin Wasp)
Potenza 860 CV (per i PW: 1215 CV) Spinta
Prestazioni Fattore di carico
Velocità vario metrica
Tempo di salita
Corsa di decollo
Ingombro di pista
Autonomia 3000 km Raggio d'azione
Tangenza 6000 m Vita operativa
Armamento Mitragliatrici 4 in totale di cui:
1 da 12.7 mm in torretta dorsale
2 da 7.7 mm sui fianchi
1 da 7.7 mm nella gondola di puntamento
Cannoni Bombe
Missili, Piloni
4000 kg di bombe


AeroplaniSIAI-Marchetti - Savoia-Marchetti
 Serie SIAI: S.8  •  S.9  •  S.12 •  S.13  •  S.16  •  S.17  •  S.19  •  S.21  •  S.22  •  S.23
 Serie idrovolanti Savoia-Marchetti: S.51  •  S.52  •  S.53  •  S.55  •  S.56  •  S.57  •  S.58  •  S.59  •  S.62  •  S.63  •  S.65  •  S.66  •  S.67  •  S.M.77  •  S.78  •  S.M.87
 Serie Savoia-Marchetti: S.50  •  S.52  •  S.63  •  S.64  •  S.71  •  S.72  •  S.M.73  •  S.74  •  S.M.75  •  S.M.76  •  S.M.79  •  S.80  •  S.80 bis  •  S.M.81  •  S.M.82  •  S.M.83  •  S.84  •  S.M.84  •  S.M.85  • S.M.86  • S.M.88  • S.M.89  • S.M.90  • S.M.91  • S.M.92  • S.M.93  • S.M.95
 Serie SIAI-Marchetti: SM-101  • SM-102  •  SM-1019  •  SF-260  •  SF-600  •  S-205  • S-208  •  S-210  •  S-211  • S-700

Savoia Marchetti SM81 Pipistrello


Savoia
Marchetti
S.M. 81
Pipistrello
Come il più grande
Ju 52/3m, al quale somigliava, il Savoia Marchetti S.M. 81 Pipistrello era stato originariamente progettato come bombardiere ad opera di Alessandro Marchetti, come tale prestò servizio sia nella guerra di Spagna che in quella di Etiopia. Al pari dell'aereo tedesco, affondava le sue radici nell'aviazione civile, essendo basato sull'S.M. 73, anch'esso provvisto di un carrello d'atterraggio fisso.
Essendo nato nel 1935, l'S.M. 81 appariva già piuttosto superato al momento dell'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale così,. nonostante la robusta costruzione mista che gli consentiva di assorbire notevoli danni in combattimento, venne ben presto sostituito, nel ruolo di bombardiere, dall'S.M. 79. La sua produzione cessò nel marzo del 1938, dopo che ne erano stati consegnati 534 esemplari. I 304 che rimasero in forza alla regia aeronautica vennero trasformati in velivoli da trasporto truppe (18 uomini) dopo il loro ritiro dalle squadriglie di prima linea.
In questo ruolo, l'S.M. 81 fu relegato ai servizi sui fronti africano e orientale, dove si dimostrò abbastanza utile tanto da farne riprendere la produzione nel 1943, nella versione che da allora venne designata S.M. 81/T. L'armistizio dell'Italia con gli alleati nel settembre del 1943 fece si che fossero costruiti soltanto 80 di questi aerei aggiuntivi, di cui solamente quattro rimasero nell'Italia meridionale, mentre almeno due unità complete da trasporto vennero ancora equipaggiate con questo materiale nella repubblica sociale di Salò (nell'Italia del Nord controllata dai tedeschi). Come curiosità storica si ricorda che un modello da trasporto dell'S.M. 81 fu utilizzato come velivolo personale di Mussolini, esemplare che ricevette il nome inappropriato di "tartaruga".
Furono impiegati diversi motori stellari, comprendenti gli Alla Romeo 125 RC 35 o 126 RC 34 rispettivamente da 650 hp e 680 hp, lo Gnome-Rhône 14K da 650 hp o il Piaggio P.X RC.35 da 670 hp.

CARATTERISTICHE S.M. 81/T PIPISTRELLO
TIPO : Lancio Paracadutisti
Trasporto Truppe
SISTEMA PROPULSORE : 3 motori stellari Piaggio P.X RC.35
a 9 cilindri raffreddati ad aria, da 670 hp
PRESTAZIONI : Velocità massima 340 Km/h a 1000 m
Tangenza operativa 7000 m
Raggio d'azione 2000 Km
PESI : A vuoto 5800 Kg
Massimo al decollo 10.500 Kg
DIMENSIONI : Apertura alare 24 m
Lunghezza 17,8 m
Altezza 4,45 m
Superficie alare 92,8 m²
ARMAMENTO : 5 mitragliatrici Breda-SAFAT da 7,7 mm

Savoia Marchetti S.M. 81 Pipistrello, questi aerei furono soprannominati 'lumache' per via della loro bassa velocità

Wednesday, July 30, 2008

Bud Spencer vola sempre più in alto


Bud Spencer vola sempre più in alto
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Intervista all' attore pilota nato con la camicia.
Un nome così non passa di certo inosservato. Un icona per intere generazioni di ragazzi e non, che dietro la sua immagine di gigante buono si divertono a ridere e a gioire al suono delle sue scazzottate. Il cinema fa di lui un grande personaggio ma non è la sua unica passione. Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer si racconta in un’intervista al nostro giornale e ci svela i particolari di un’altra sua grande passione, il volo. Carlo come nasce la sua passione per il volo? “La mia passione nasce durante le riprese di Più Forte Ragazzi (film girato nel 1972 regia di C. Colizzi), in questo film interpretavo la parte di Salud e mi trovavo a volare su diversi aerei come il Dc3 il Catalina ed un Cessa 172. Proprio su quest’ultimo girammo diverse scene del film viaggiando in giro per tutta la Colombia con un macchina al seguito predisposta con un camera-car. Nelle riprese in volo ai comandi dell’aereo c’era un pilota “vero” che indossava una parrucca per imitarmi. Molto spesso però, capitava che durante le trasferte questo pilota mi lasciava i comandi ed io non ero ancora brevettato. Questo fù la molla che mi spinse un giorno nella località di Santa Marta a tentare qualcosa di molto pericoloso. Infatti, al mattino presto prima delle riprese rubai letteralmente l’aereo alzandomi in volo senza pilota. Carlo Colizzi regista del film iniziò ad urlare, “ecco abbiamo finito le riprese del film”, ma non andò così perché qualche minuto dopo terminavo il mio volo con un atterraggio su una pista battutta di 3 km con numerosi saltelli e senza danni all’aereo. Da quel giorno tutti mi dissero che se non prendevo il brevetto sarei rimasto un pilota mancato. Decisi così di brevettarmi e iniziò così la mia avventura nel mondo del volo. Nelle scene dei suoi film le è mai capitato di essere realmente ai comandi del suo velivolo? “Sì è capitato ricordo in particolare alcune scene del film Miamy Supercops in cui pilotavo un Bell.206 e insegnavo a volare in una scuola di volo. Ma sicuramente l’ho fatto anche in altri film. Quante ore di volo ha all’attivo? Ci risponde con voce decisa.“Ad oggi ho duemilaquattrocento ore di volo. Nello specifico ho effettuato mille ore su velivoli ad elica e mille su velivoli a jet con quattrocento ore su elicottero. - Nella sua vita ha coltivato molte passioni tra le quali sappiamo esserci anche il nuoto. Lei è stato campione Italiano e il primo a scendere sotto il muro del minuto nei cento metri stile libero. Con questo spirito oggi le piacerebbe effettuare un record anche nel mondo del volo? “Bé diciamo che in alcuni casi ho fatto delle esperienze particolari anche in questo settore. Ricordo ad esempio un volo fatto nel nell’89 con partenza da Wikita nel Kansas ai comandi di un King Air insieme ad un mio amico. Abbiamo impostato la rotta fino ad arrivare a GooseBay. Da lì abbiamo fatto il grande salto dirigendo verso l’Europa, un esperienza che ricordo con piacere. Ricordo ancora che affrrontai quest’avventura dicendo a mia moglie che sarei rimasto fuori per qualche giorno. Si è mai trovato a gestire delle emergenze durante uno dei suoi voli? Eh! si ero in decollo dall’aeroporto dell’Urbe a Roma con un Beech Baron nuovo di zecca. Dopo pochi minuti mi trovavo in fase di salita e avevo del fumo in cabina. Ormai sorvolavo la capitale e visto il Tevere pensai eventualmente di ammarare. I parametri però, al contrario di quanto pensavo non segnalavano anomalie e capii che il problema erano i carrelli. Infatti dopo il decollo non erano stati frenati e una volta rientrati continuavano a girare impattando sulle paratie. Quindi decisi di riaprirli per raffreddarli e così il problema cessò. Ma la sua passione si è spinta fino alla creazione di una compagnia di aero-taxy che sappiamo chiamarsi Air-Capitol complimenti! “Sì ad oggi l’Air Capitol non c’è più, ma tutto quello che è rimasto sull’aeroporto dell’Urbe è stato fatto da me, sa ci vorrebbe un giorno per incontrarci e parlare di questa esperienza!”. -Bè possiamo dire a questo punto che il volo oltre ad essere un mondo affascinante, per addetti ai lavori e non, appassiona anche i personaggi famosi che volano e ci raccontano delle loro personali avventure. A presto!

Articolo scritto da:
Simone D'Ascenzi

Saturday, July 26, 2008

technorati.com

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Future Combat Uniform US ARMY 2025?



Future Combat Uniform
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Sci Fi weapons lightweight MLRSArmy Weapons & Equipment
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Staff Sgt. Raul Lopez models a conceptual version of an Army Soldier's uniform in the year 2025.
Official U.S. Army Photo


Dec 13 2004
By Sgt. Lorie Jewell
ORLANDO, FL -- Dressed in black from head to toe and wearing a helmet that allows barely a glimpse of his face, Staff Sgt. Raul Lopez looked like something out of a science fiction thriller.
Lopez, an infantry Soldier stationed at the Natick Soldier Center in Massachusetts, spent four days in what could be the Army uniform of the future at the 24th Army Science Conference, explaining the technology behind it.
The black fabric of the form-fitting suit would be made through the wonder of nanotechnology, which involves manipulating atoms and molecules to create things at the nanometer scale. That’s about 50,000 times smaller than the diameter of a strand of hair. Soldiers wearing the suit would have the ability to blend into any environment, like a chameleon.
The helmet is the main hub of the uniform, where “all of the action happens,” Lopez said. A tiny video camera in front provides 360-degree situational awareness. A series of sensors inside give the Soldier three-dimensional audiological hearing and the ability to amplify specific sounds, while lowering the volume of others.
Complete voice translation is also provided, for what the Soldier hears and what he or she says. Night vision sensors, minimized to the size of pencil erasers, are also in the helmet. Maps and other situational awareness information are projected on the inside of the visor, while everything the Soldier sees and hears is sent in real time up to higher headquarters.
“It’s all voice activated,” Lopez said. “I can tell it to show me where my buddies are, and it projects it on the visor.”
Virtual reality technology would also play a part in helping the Soldier navigate an environment by projecting maps on the ground surrounding him or her.
Sensors detect threat, provide treatment
Thermal sensors weaved into the fabric of the uniform control its temperature, based on the Soldier’s environment. An on-board respirator, tethered to the Soldier’s back, provides a continuous supply of fresh air – eliminating the need for a protective mask. Should the Soldier have the visor up, or the helmet off, and breath in some kind of harmful agent, the uniform sensor will immediately detect it, release tiny embedded capsules to counter it and inject treatment into the Soldier’s body.
From the waist down, a skeletal system allows the Soldier to carry two or three times his or her body weight, feeling only the weight of their own body through the technology of an XO muscle, which augments a Soldier’s strength.
Wearing the futuristic suit doesn’t make Lopez feel like a science fiction superhero, or invincible.
“It’s just conceptual right now,” he said, smiling.
Liquid armor protection
The uniform might be made out of fabric treated with another technology featured in the conference’s exhibit hall, shear thickening fluid. Unofficially referred to by some as liquid body armor, STF is made of equal parts polyethylene glycol – an inert, non-toxic thickening agent used in a variety of common products, like some ice creams – and miniscule glass particles, said Eric Wetzel, who heads the STF project team in the Weapons and Materials Research Directorate of the U.S. Army Research Laboratory.
In a small glass vial, the light blue liquid is easily stirred with a small plastic stick – as long as the stick is moving in slow, easy motion. When sudden, rapid or forceful motion is applied, the liquid instantly hardens, preventing any movement.
“When the movement is slow, the glass particles can flow around each other,” Wetzel explained. “But when the movement is fast, the particles bump into each other, preventing any flow of movement.”
STF has been applied to regular Kevlar material, Wetzel said. The fabric’s texture doesn’t change; it looks and feels the same as if it hadn’t been treated. Using a test swatch of four layers of untreated Kevlar – the normal thickness of body armor – Wetzel is able to stab an ice pick through the fabric. But when stabbing a treated section of fabric with all the force he can muster, the ice pick dents the fabric but can’t penetrate through.
Research is being done into whether STF can be of use to the Army, Wetzel said. If it is, Soldiers may start getting gear treated with it in about two years, he added.

New Army Parachute Coming Soon in US ?

New Army Parachute Coming Soon in US ?


From Army News Service, for About.com
New Army Parachute Coming Soon
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1. Weapons
2. > Army Weapons
The Advanced Tactical Parachute System.
Official U.S. Army Photo
Parachute Regiment Afghanistan Army Military Police Army Parachute Jump Army Jeep
Dec 15 2003
By Pfc. Eliamar Castanon
FORT BENNING, GA -- Airborne Soldiers should expect to see a new parachute system in the next few years that will replace the T-10 model that has been in use since the 1950s.
The Advanced Tactical Parachute System is expected to decrease the landing impact velocity for jumpers, provide a more reliable reserve system than the Modified Improved Reserve Parachute System of the T-10 and improve the harness.
"We were looking for a parachute that will lower the rate of descent and lessen the impact with the hopes and expectations that this would result in a reduction in injuries," said Joe Jones, combat development specialist with the Directorate of Combat Developments.
Rate of descent is the speed at which jumpers fall to the ground.
The T-10 has been modified a number of times but has reached the limits of its growth. A new approach had to be taken, Jones said, resulting in an entirely different design.
The ATPS canopy is not circular in shape, as the T-10 is. It is a highly modified cross-shaped canopy with an inflated diameter 14 percent greater than that of the T-10, with 28 percent more surface area.
The reserve unit is a cone-shaped, center-pull deployment system. It includes apex scoop pockets at the top of the canopy and skirt assist lines at the system's hem to promote fast opening during low-speed malfunctions.
The main container bag is made of Cordura, an abrasion- and water-resistant fabric.
Both the ATPS main and reserve canopies are made of low-porosity ripstop nylon with Teflon-coated suspension lines.
The entire system weighs 51.2 pounds, compared to the T-10's 44 pounds.
The 14-percent weight increase earns jumpers a 25-percent reduction in rate of descent. The T-10's rate of descent is 22 to 24 feet per second, causing a strong landing impact. The ATPS' rate of descent is 16 feet per second, reducing the landing impact by 53 percent.
The T-10 parachute system was designed when the total weight of a jumper and equipment averaged 300 pounds.
During Operation Just Cause, more than 4 percent of Soldiers from the 2nd Battalion, 75th Ranger Regiment, suffered jump-related injuries - 28 Rangers and their equipment weighed between 350 and 435 pounds.
"The T-10 was originally intended for jumpers who didn't weigh what Soldiers weigh today and wasn't intended to carry the loads that Soldiers carry today," Jones said.
Other advantages of ATPS are the reserve system and the harness, said Jones. The ATPS reserve offers improved reliability, he said.
"The ATPS has a reliability of .95, compared to the .75 to .80 of the T-10," he said.
The reserve is also equipped with enhanced deployment techniques, which equal low opening shocks. It may be deployed using either hand, offers a soft loop closure and has a rate of descent of approximately 26 feet per second with low oscillation.
The biggest advantage in the improvements of the harness is the attaching point of the reserve parachute system, said Jones.
When a T-10 reserve is activated, the opening forces are located in the waist area; essentially, this bows the jumper, he said. ATPS reserve risers connect to the harness in the shoulder area. Now when the reserve canopy opens, the opening forces are passed down through the long axes of the body, minimizing the bow effect.
The harness is also fully adjustable and is compatible with the current and future battlefield equipment.
The T-10 and ATPS are mass tactical parachute canopies, meaning they are not steerable. Because these are not steerable, distribution is managed by exit sequences and timing, aircraft altitude and speed, wind and canopy drift characteristics, Jones said.
Because ATPS is not a steerable parachute, test developers are still trying to increase the obstacle avoidance variable while in the sky or on the ground, said Maj. Jason Craft, assistant program manager of personal airdrop systems at the Natick Research Laboratories in Natick, Mass.
"The bottom line is that ATPS reduces jump injuries to airborne Soldiers so they're in better condition to go into combat operations," Craft said.
The ATPS is being tested at Yuma Proving Grounds in Yuma, Ariz., and will be fielded between 2005 and 2006.
Suggested Reading
Sci Fi WeaponsLightweight MLRSArmy Weapons & Equipment
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Somebody tell me what Obama is saying...Interesting Political Quiz.AF officers fell asleep at nuke switch

Friday, July 25, 2008

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Wednesday, July 16, 2008

Le Unità della "Folgore"nel 2001


Unità della "Folgore" nel 2001

Trae origine dalla Divisione Paracadutisti costituita il 1° settembre 1941 con i Reggimenti Paracadutisti 1° e 2° - cui si affianca il 3° nel marzo 1942 - ed il Reggimento Artiglieria Paracadutisti. Resosi necessario l'impiego oltremare come unità terrestre, nel luglio 1942 è denominata Divisione di Fanteria "Folgore" (185ª). Le sue unità, di conseguenza, assumono la denominazione di 185°, 186° e 187° Reggimento Fanteria "Folgore" e 185° Reggimento Artiglieria "Folgore". Dal 15 settembre 1942 il 185° Fanteria rimasto in Patria, ceduti due battaglioni al 187°, lascia la "Folgore" e, preso il nome di 185° Reggimento Fanteria "Nembo", diviene il nucleo costitutivo della divisione omonima. La "Folgore", quasi completamente distrutta nel corso di aspri combattimenti in Africa Settentrionale, viene sciolta il
23 novembre 1942.
Il 1° gennaio 1963 si costituisce in Pisa, per trasformazione del preesistente Centro Militare di Paracadutismo (istituito nel 1947), la Brigata Paracadutisti su Comando, 1° Reggimento Paracadutisti, Battaglione Sabotatori Paracadutisti, Compagnia Carabinieri Paracadutisti (Battaglione dal 15 luglio), Batteria Artiglieria da Campagna Paracadutisti (Gruppo dal 1° giugno) e Centro Addestramento Paracadutisti (dal 1° dicembre passa alle dipendenze dell'Ispettorato di Fanteria e Cavalleria). Dal 10 giugno 1967 modifica la denominazione in Brigata Paracadutisti "Folgore".
Con la ristrutturazione dell'Esercito, dal 1° ottobre 1975 l'organico della grande unità è modificato e la "Folgore" comprende Reparto Comando e Trasmissioni, 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti "Tuscania", 2° Battaglione Paracadutisti "Tarquinia", 5° Battaglione Paracadutisti "El Alamein", 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", 3° Battaglione Paracadutisti "Poggio Rusco", 185° Gruppo Artiglieria da Campagna Paracadutisti "Viterbo", Battaglione Logistico "Folgore" e reparti minori. Dal gennaio 1983 passa alle dipendenze del Comando Brigata anche la Scuola Militare di Paracadutismo.
Il 1° gennaio 1986 la "Folgore", unitamente alla Brigata "Friuli" ed a reparti di volo dell'Aviazione Leggera dell'Esercito, entra nella Forza di Intervento Rapido (FIR), unità interforze costituita per intervenire con immediatezza contro minacce interessanti l'intero territorio nazionale. La FIR può inoltre fornire aliquote di forze per compiti connessi con la sicurezza internazionale quali la formazioni di un contingente di pace o di una forza di sicurezza. Un Gruppo Tattico Paracadutisti (due Compagnie del 5° Battaglione "El Alamein", una Compagnia del 9° Battaglione "Col Moschin", un nucleo Carabinieri Paracadutisti) e gran parte del Battaglione Logistico "Folgore" fanno parte del contingente "ITALFOR AIRONE" che dal maggio al novembre 1991 effettua in Kurdistan missioni di soccorso umanitario.
Dal 31 maggio 1991 viene inquadrato nella Brigata anche il ricostituito 183° Battaglione Paracadutisti "Nembo" quindi con un nuovo ordinamento assunto dalla Forza Armata, che ripristina il livello reggimentale, la "Folgore" ad iniziare dal 1992 assume gradatamente l'organico su Comando, Reggimenti Paracadutisti 183° "Nembo", 186° e 187° "Folgore", 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti "Folgore", 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", 26° Gruppo Squadroni Aviazione Leggera "Giove", Battaglione Logistico "Folgore", Reparto Comando e Trasmmissioni (poi Reparto Comando e Supporti Tattici), Compagnia Genio Guastatori Paracadutisti. La Brigata, ad iniziare dal 25 luglio 1992, fornisce un contingente di forze per partecipare all'operazione "Vespri Siciliani", in concorso al controllo del territorio e di vigilanza di obiettivi particolarmente sensibili, normalmente devoluti alle Forze di Polizia, in particolare nelle provincie di Enna e Messina.
Dal 28 dicembre 1992 al 3 settembre 1993 la "Folgore" è presente nell'operazione "RESTORE HOPE" (Italfor Ibis), in Somalia; per il comportamento tenuto dal personale del Reparto Comando e Supporti Tattici, al Reparto stesso viene tributato un Encomio Solenne dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Da allora la Brigata, in veste unitaria o per aliquote, è stata rischierata più volte nei balcani nel quadro delle Missioni IFOR/SFOR e KFOR, della forza di pace FMP in Albania e nella Missione INTERFET a Timor Est.
Dal 1° dicembre 2000 passa alle dipendenze del 1° Comando Forze di Difesa ed assume nei suoi ranghi il 5° battaglione genio guastatori "Bolsena" nel quale confluisce la Compagnia Genio Guastatori Paracadutisti del Reparto Comando e Supporti Tattici.

CAMPAGNE DI GUERRA E FATTI D'ARME

Seconda Guerra Mondiale (1940-43)



- 1942: Africa Settentrionale: Battaglia di Alam el Halfa (Passo del Carro,
Passo del Cammello, Gebel Kalak, Deir Alinda, Manaqir el Daba,
Qaret el Himeimat, Bab el Qattara, Deir el Anaqar, Deep Well,

Battaglia di El Alamein (Deir el Munassib; Qaret el Himeimat).



- 1943: Superstiti della divisione partecipano alle operazioni, inquadrati in altre unità, fino al maggio 1943 in Tunisia.

RICONOSCIMENTI

Encomio Solenne - Tributato dal Capo di SME

"Il Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata "FOLGORE" ha partecipato, inquadrato nel Contingente "ITALFOR IBIS 2", alle operazioni di soccorso a favore della popolazione somala, nel corso delle quali si è prodigato con totale dedizione ed elevata professionalità nell'assolvimento della difficile missione, riuscendo ad assicurare i collegamenti dei reparti all'interno del Contingente e, con la componente genio, le strutture di vitale importanza per la sicurezza delle Unità del Contingente.

Tutto il personale, inoltre, nonostante operasse in uno scenario caratterizzato da gravi difficoltà ambientali ed operative, ha sempre agito fattivamente allo scopo di migliorare le condizioni di vita della popolazione somala. Le numerose azioni di rastrellamento ed i conflitti a fuoco in cui è stato coinvolto il reparto, hanno messo in luce il coraggio, la capacità operativa e la forte motivazione dei propri uomini, il cui operato ha dato lustro all'Esercito Italiano, riscuotendo il plauso delle Autorità nazionali e l'ammirazione dei Contingenti esteri partecipanti all'Operazione". Somalia, 28 dicembre 1992 - 30 settembre 1993. (Al Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata par."Folgore").


Medaglie/onorificenze

Le riconoscenze individuali avute dal personale della Brigata sono:

* 6 Ordini Militari d'Italia
* 62 Medaglie d'Oro al Valor Militare
* 424 Medaglie d'Argento al Valor Militare
* 464 Medaglie di Bronzo al Valor Militare
* 536 Croci di Guerra


COMANDANTI



DIVISIONE PARACADUTISTI (1941-42)

Gen. B. Francesco Sapienza

Gen. B. Enrico Frattini



DIVISIONE DI FANTERIA "FOLGORE" (185a)(1942)

Gen. D. Enrico Frattini

Gen. B. Riccardo Bignami (int.)



BRIGATA PARACADUTISTI (1963-67)

Gen. B. Aldo Magri

Col. Renato Mascaretti

Gen. B. Alberto Li Gobbi




BRIGATA PARACADUTISTI "FOLGORE" (1967)

Gen. B. Alberto Li Gobbi

Gen. B. Ferruccio Brandi

Gen. B. Vitaliano Gambarotta

Gen. B. Tito Salmi

Gen. B. Gaetano Pellegrino

Gen. B. Francesco De Vita

Gen. B. Ambrogio Viviani

Gen. B. Lucio Innecco

Gen. B. Antonio Milani

Gen. B. Aldo Sagnelli

Gen. B. Franco Monticone

Gen. B. Bruno Loi

Gen. B. Bruno Viva

Gen. B. Luigi Cantone

Brig. Gen. Enrico Celentano

Brig. Gen. Pierluigi Torelli

Tuesday, July 15, 2008

9° Reggimento d' Assalto Incursori Paracadutisti

http://corpidelite.info/ColMoschin.html


http://corpidelite.info/ColMoschin.html

Esercito Italiano
9° Reggimento d' Assalto Incursori Paracadutisti
"Col Moschin"
Gli Incursori Paracadutisti del 9° Reggimento d' Assalto "Col Moschin" sono i fieri eredi della tradizione di audacia, patriottismo ed onore di cui i commandos Arditi del Primo Conflitto Mondiale furono precursori. Il Reggimento prende il nome dalla collina Moschin, luogo ove, durante la guerra del '15 -'18, gli Arditi furono protagonisti di uno dei più eccezionali esempi di coraggio del primo conflitto mondiale, difendendo strenuamente le proprie posizioni sotto gli incalzanti assalti dell' invasore austriaco. Il coraggio degli uomini di questo reparto d' élite del Regio Esercito, i quali erano soliti dare l' assalto alle trincee nemiche percorrendo gli ultimi metri che li separavano da queste con un pugnale stretto fra i denti e le bombe alle mani, fu tale che lo stesso Gabriele D'Annunzio, da sempre affascinato dalle imprese militari audaci, vestì la divisa del reparto durante l' occupazione di Fiume del 1920 del quale fu ideatore e comandante. Un così vasto senso del dovere e coraggio non potè non lasciare una traccia indelebile in quella generazione di militari che, a distanza di alcuni anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale, tenteranno di dare seguito alla tradizione di arditismo iniziata dai propri precursori.Nel 1952, ex ufficiali degli Arditi diedero segretamente il via alla ricostruzione di un reparto di combattenti specializzati in seno al Centro Militare di Paracadutismo ubicato presso Viterbo. Il nuovo elemento, inquadrato all' interno dela 1ma Compagnia Paracadutisti, avrebbe visto la luce nel settembre dello stesso anno con il nome di Plotone Speciale. Costituito da paracadutisti, i quali venivano addestrati sulla falsariga dei reparti Arditi con la preparazione addizionale ai lanci in acqua ed al nuoto, il Plotone era posto sotto il comando del Tenente Franco Falcone.

Il trasferimento del Plotone presso la Scuola di Fanteria di Cesano, occorso il 20 aprile 1953, coinciderà con la promozione a Compagnia Sabotatori Paracadutisti, al comando del Capitano Edoardo Acconci, forte di due plotoni rispettivamente composti da paracadutisti di leva e Carabinieri. Un primo organico programma addestrativo per i futuri Sabotatori lo si avrà soltanto a partire dal 1954, unitamente all' individuazione di quelli che sarebbero stati i futuri compiti della Compagnia: operazioni di intelligence e sabotaggio in territorio ostile.L' iter addestrativo riservato gli aspiranti, vedeva l' acquisizione delle tecniche di sabotaggio, roccia, l' utilizzo degli sci, il combattimento corpo a corpo, la familiarizzazione con una vastissima gamma di armi e mezzi (carri armati compresi), la creazione di "ponti" radio e l' utilizzo delle relative "maglie", la cartografia, e, per gli elementi valutati maggiormente idonei sul piano psico-fisico, la padronanza di elementi relativi alle incursioni navali da apprendersi presso il GRUPP.ARD.IN. (oggi G.O.I.) del Varignano.

Il 1° giugno 1957 vede il trasferimento dei Sabotatori presso Livorno e, successivamente, nella città di Pisa ed il cambio di nomenclatura in Reparto Sabotatori Paracadutisti, venendo impegnato in esercitazioni volte a saggiare le capacità difensive delle patrie Forze Armate (ai Sabotatori era delegato il ruolo di forza nemica). Nel 1961 il reparto farà ritorno a Livorno ove verrà elevato al grado di Battaglione Sabotatori Paracadutisti, posto alle dipendenze della Brigata Paracadutisti Folgore ed articolato su di un Plotone Comando, una Compagnia Allievi e due Compagnie Operative. Nel 1964, ulteriore impulso verrà fornito alla dottrina operativa del Battaglione per mezzo della qualificazione di operatori in possesso di caratteristche tali da renderli in grado di operare in qualsiasi teatro operativo (precedentemente si era infatti preferito specializzare gli uomini affidando a costoro solamente operazioni inserite nel proprio campo di competenza, ad esempio quello subacqueo o montano). Il 1966 vede il dispiegamento in Alto Adige di un reparto misto al comando di un ufficiale dell' Arma dei Carabinieri costituito da elementi delle forze dell' ordine ed una quarantina di Sabotatori al fine di porre in essere la bonifica di zone sensibili dalla presenza di ordigni esplosivi. Nel corso di tali attività, protrattesi fino al 1970, troveranno la morte i Sabotatori Sotto Tenente Mario di Lecce ed il Sergente Olivo Dordi i quali cadranno nell' esercizio del proprio dovere nell' attentato di Cima Vallone, il quale causerà inoltre il ferimento del Sergente Maggiore Sabotatore Marcello Fagnani.

La sera del 4 novembre 1966, l' intero Battaglione è dispiegato nell' area di Pontedera al fine di porre in essere le operazioni di salvataggio della popolazione civile minacciata dallo straripamento dell' Arno. Il coraggio, il senso del dovere ed il profondo spirito di abnegazione degli operatori tutti contribuiranno al salvataggio di numerose vite umane.

Idroambulanze dei Sabotatori intervengono sul luogo della sciagura aerea della Meloria, la quale vide la perdita di un Hercules C-130 e del suo equipaggio nonchè di numerosi operatori della Brigata Folgore nella giornata del 18 novembre 1971; nel corso delle operazioni di recupero dei caduti perderà la vita il Sergente Maggiore Sabotatore Giannino Caria. Tra il '72 ed il '74 ha luogo il primo cross-training con unità delle forze speciali statunitensi. Nello stesso periodo viene sviluppato il paracadute alare, adottato per primo al mondo proprio dalle unità Sabotatori dell' Esercito Italiano e tuttora largamente impiegato da numerose special forces. Nel 1975 i Sabotatori sono dispiegati sulla tratta ferroviaria Bologna-Arezzo al fine di arginare l' attività terroristica volta al sabotaggio della sicurezza nell' area in questione. La qualità dell' opera posta in essere dai due Gruppi Tattici costiutitisi per l' occasione, è tale da far ben presto decadere la necessità dell' impiego di questi.
Il 26 settembre 1975, il Battaglione viene mutato in 9° Reparto d' Assalto Paracadutisti "Col Moschin " e la qualifica di Sabotatore decade a favore di quella di Incursore. Nel 1995 il Reparto è promosso a Reggimento.

Arditi d' Italia, venire a voi è come entrare nel fuoco , è come penetrare nella fornace ardente, è come respirare lo spirito della fiamma, senza scottarsi, senza consumarsi ( ... )

In una delle vostre medaglie commemorative il combattente all' assalto è rappresentato avvolto dalla vampa , incombustibile come la salamandra della favola, con una bomba in ciascuna mano.

l vostro elemento è l' ardore , la vostra sostanza è l' ardire. Per ciò , se il Carso era un inferno , voi ne eravate i demoni. Se l' Alpe era l' empireo della battaglia, voi ne eravate gli angeli. Creature fiammanti sempre e da per tutto. E ci fu qualche notte d' estate, ci fu qualche notte d' autunno che l' acqua del Piave, al vostro guado , rugghiò come quando immerso il ferro rovente si tempra."

(dalla lettera di Gabriele D' Annunzio agli Arditi di Fiume pubblicata sul quotidiano " La Vedetta d' Italia " del 24 ottobre 1919)

Monday, July 7, 2008

Aeritalia G222 Aeritalia G222

Aeritalia G222

L'origine del velivolo da trasporto tattico Aeritalia G222 si può far risalire al 1962, quale risposta ad una specifica NATO per un aereo di tipo V/STOL. Nessuna delle diverse proposte concepite a quel tempo fu realizzata, ma il progettto Fiat G222 era abbastanza promettente per assicurare un finanziamento aggiuntivo da parte dell'aeronautica italiana per la prosecuzione dello sviluppo, anche se in una forma più convenzionale. Ciononostante, fu soltanto nel 1968 che venne dato il benestare per la costruzione di un paio di prototipi e di un esemplare statico per sperimentazione; in seguito nacquero ulteriori esitazioni, dovute in gran parte all'indecisione dell'autorità politica ed ai ritardi nei finanziamenti, nonchè al cambiamento della casa madre da Fiat ad Aeritalia. Tali circostanze comportarono dei ritardi nella realizzazione del primo prototipo, che potè effettuare il suo primo volo solamente il 18 luglio 1970. Le successive prove valutative sul primo prototipo e su un secondo portarono nell'agosto del 1972 ad un ordinativo di 44 velivoli, ma quando, il 23 dicembre 1975, volò il primo prototipo di serie, erano già state apportate nuove variazioni al progetto per dotarlo di motori più potenti.


I primi velivoli di serie consegnati all'aeronautica militare italiana furono destinati ad integrare nel compito di trasporto aereo i Lockheed C-130H Hercules. In alternativa ad un carico utile di 9000 Kg, l'aereo può trasportare 53 persone o 44 paracadutisti.

Aeritalia G222 notare i paracadutisti in fase di aviolancio Più recentemente, il G222 è stato posto in vendita con motori Allison T56 che con motori Rolls-Royce Tyne, e l'aviazione libica ne ha ordinati 20 esemplari con motori del secondo tipo. L'Aeritalia ha anche intrapreso studi per l'impiego dell'aereo in diversi altri compiti, quali il pattugliamento marittimo/guerra antisom, il lancio e il controllo di bersagli radioguidati, la calibrazione degli impianti radio e radar. Un prototipo di quest'ultima versione ha volato con la designazione G222 RM (Radio Misure), mentre la versione G222 VS, che ha volato la prima volta nel marzo del 1978, è specifica per il compito di contromisure elettroniche.

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CARATTERISTICHE AERITALIA G222
TIPO : Aereo da trasporto tattico
SISTEMA PROPULSORE : 2 turboeliche GENERAL ELECTRIC T64-GE-P4D di costruzione Fiat, da 3400 hp
PRESTAZIONI : Velocità di crociera 439 km/h a 6000 m
Tangenza operativa 7620 m
Raggio d'azione 1370 km con carico utile massimo di 9000 kg
PESI : A vuoto 15,400 kg
Massimo al decollo 28,000 kg
DIMENSIONI : Apertura alare 28,7 m
Lunghezza 22,7 m
Altezza 9,8 m
Superficie alare 82 metri quadri
Aeritalia G222

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Thursday, May 8, 2008

America news from Italian prespect

http://www.giornalilocali.it/quotidiani/america-oggi.htm

Wednesday, May 7, 2008

IL GIGANTE BUONO "CONSTANTINO RUSPOLI"

RUSPOLI principe di Poggio Suasa Costantino Capitano cpl. cavalleria, 187° rgt. paracadutisti "Folgore"

Comandante di compagnia paracadutisti impiegata come fanteria nella difesa di un importante caposaldo isolato nel deserto, benchèammalato, sosteneva una poderosa preparazione di artiglieria e poi l'attacco di forze corazzate nemiche soverchianti che contrattaccava con indomito coraggio.

Mentre il nemico sorpreso da tanta bravura ripiegava coi suoi carri, non avendo potuto nèsopraffare e neppure fiaccare l'eroica resistenza dei difensori, il prode comandante alla testa della compagnia decimata cadeva nel contrassalto colpito al petto da una raffica di mitragliatrice e trovava ancora la forza di gridare ai suoi uomini "Evviva l'Italia".

Fierissimo comandante ed esemplare soldato contribuiva a formare intorno al nome della Divisione "Folgore" un alone leggendario di gloria.
Deir El Munassib (El Alamein), 26-27 ottobre 1942.

IL GIGANTE BUONO


Lo chiamavano "Il gigante buono". Faceva di tutto per non apparire tale. In Africa aveva appeso una specie di daga, che asseriva provenisse da un tagliatore di teste, ad una cintura che portava a bandoliera, forse per sembrare feroce. Non ci riusciva, come non riusciva a
mimetizzare la sua nobile figura di patrizio romano.

Indossava con noncurante eleganza la divisa di paracadutista ,evidentemente rimaneggiata per contenere la sua muscolosa struttura. Metteva la giacca solo di sera, non si sa se per praticità o per tenere fede ad un certo innato stile.

Ostentava una camicia sbrindellata che rifiutava di far lavare perchègli sembrava un delitto privare un soldato anche di un solo gavettino d'acqua. Ai piedi un paio di scarpe da ginnastica. Dicono che anche in Patria usasse solo quel tipo di scarpe.

Era il capitano Costantino Ruspoli, comandante l'11° comp. del IV° battaglione. La sera del 25 ottobre i resti dell'11° erano radunati nei pressi del Comando.

Fino alle cinque gli inglesi avevano attaccato senza sosta, sperando di poter facilmente sfondare. Mucchi di caduti e tredici carri armati ancora fumanti facevano da cornice al caposaldo. Alle cinque sosta per il tè. O forse erano stufi di prendere batoste. Gli otto ragazzi rimasti erano soddisfatti della loro giornata, soddisfatti quanto lo possono essere ragazzi che hanno visto la morte negli occhi ed i loro camerati sparire nel vortice della battaglia.

Ma i veri soldati sono fatti così. Il piacere della vittoria soffoca ogni altro sentimento. Nascosto dalle prime ombre della notte, era arrivato anche il camioncino del rancio e dell'acqua. Quella sera le razioni sarebbero state abbondanti.

I cucinieri non possono tener conto di quelli che non ci sono più. Erano le nove quando tre razzi illuminarono la scena. Immediatamente la rabbia inglese si riscatenò con inaudita violenza..

I ragazzi, presi alla sprovvista, schizzarono nelle buche. L'autista del camioncino saltò sul mezzo per tentare di portarlo dietro una duna. Non ce la fece, fu centrato in pieno. L'autista perse la vita.

Rivoli di minestra e di acqua correvano sulla sabbia misti a sangue. Il tenente Bonetti, fuori per ispezione , schizzò nel camminamento e franò quasi addosso al capitano Ruspoli, il quale se ne stava tranquillo, seduto su una barella che gli faceva anche da branda, nella stanzetta sotterranea che fungeva da comando, avuta in eredità dal reparto che occupava prima quella zona .

Aveva un quaderno sulle ginocchia e scriveva. Era talmente assorto che quasi non si accorse dell'irruzione del tenente. Dopo un po' gli domandò:"Bonetti, sai sciare? ". Il tenente lo guardò sbalordito. Non si capacitava come, in quell'inferno di granate che piovevano a dirotto, con addosso il dolore per la morte del fratello, con la compagnia ridotta ad un decimo, trovasse opportuno dedicarsi a problemi di ski.

Chiese:"Perchè'".
"Rispondimi, sai sciare? ".

"Si capitano". "Dimmi cosa pensi del telemark e del cristiana.

Vorrei conoscere la tua opinione sul nuovo concetto del peso a valle. Una granata illuminò a giorno la stanzetta.

Era scoppiata vicino ed aveva messo a dura prova il tetto della stanzetta.

Unico commento del capitano:"Sembra di essere sul Carso".

La Sua esperienza gli dettava che contro l'artiglieria non c'è nulla da fare. Se ti becca sei fregato, altrimenti basta starsene al riparo delle schegge. Continuò quindi a parlare di sci.

Ad un certo momento il tiro cominciò ad allungarsi:"Che ore sono, Cucciolo(così usava chiamare il tenente)?".

"Le 22 esatte, Capitano." "Dovremmo esserci ormai". Indossò l'elmetto ed uscì nel camminamento. Sistemò i ragazzi .

Gli inglesi erano a trenta metri circa ed avanzavano facendosi scudo con i corpi dei caduti. Ordinò il lancio delle bombe a mano.

La battaglia infuriò per più di un'ora . I ragazzi avevano a disposizione le munizioni di un intera compagnia e riuscivano a contenere gli attacchi .

Sei sparavano e due ricaricavano i mitra. Ordinò il contrattacco saltando per primo fuori dal camminamento. Una tracciante rossa illuminò la notte .

Costantino, colpito, abbandonò il mitra e cadde all'indietro.
Il volto era sereno, la bocca semiaperta, gli occhi verdi spalancati guardavano in alto e la inseparabile pipa di gesso continuava a fargli compagnia illuminata dalla luce fredda della luna.

Tuesday, May 6, 2008

Thursday, May 1, 2008

Lancio con il paracadute di Leonardo Da Vinci

vizzera: Si lancia con il Paracadute di Leonardo da Vinci

Si lancia col paracadute di Leonardo


PAYERNE, Svizzera -- Si è lanciato da 650 metri d'altezza con un paracadute del 1500, pensato niente meno che da Leonardo da Vinci. Uno svizzero di 36 anni del Canton Ticino ha realizzato un progetto del genio fiorentino, e poi l'ha testato personalmente.
La prova del particolare kite si è svolta all'aeroporto militare di Payerne, nella Svizzera del Canton Ticino. Olivier Vietti-Teppa, un appassionato paracadutista sportivo di 36 anni, si è lanciato nel vuoto dall'altezza di 650 metri.

Ha planato nel vuoto con un paracadute a forma triangolare, il cui progetto era stato ideato niente meno che da Leonardo da Vinci tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500. Anche questa volta il genio fiorentino aveva avuto una giusta intuizione: il mezzo ha planato perfettamente.

"Sono atterrato nel centro della pista - ha detto Vietti-Teppa - è stato impeccabile".

Valentina d'Angella

Pubblicato da Basco Grigioverde a 10.25

Sunday, April 6, 2008

Afghanistan. Fuoco contro gli italiani.

Il fatto
Giovanni Pezzulo
Afghanistan. Fuoco contro gli italiani. Un morto ed un ferito.

14-02-2008

ROMA. Il primo maresciallo Giovanni Pezzulo avrebbe compiuto 45 anni il 25 febbraio. L'hanno ucciso ieri, in una valle maledetta a 60 chilometri da Kabul, mentre distribuiva scatoloni di viveri e vestiti. Una sparatoria durante una missione umanitaria finalizzata, anche, a cercare il consenso della popolazione. Cosa che i talebani non vogliono. E così è scattato l'agguato: c'é stata una violenta sparatoria, in cui anche l'alpino paracadutista Enrico Mercuri è rimasto leggermente ferito a una gamba.
L'ATTACCO _ E' avvenuto alle 15 locali, le 11:30 in Italia. I militari italiani, ricostruiscono allo Stato maggiore della Difesa, si trovavano a Rudbar, una località nella valle di Uzeebin, distretto di Surobi. E' l'area di competenza italiana. I soldati della Task Force Surobi erano impegnati in "attività di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione".
Dopo alcune ore _ il tempo, forse, per organizzare un attacco pesante _ vengono presi di mira a raffiche di kalashnikov: i 'Rangers' del reggimento Montecervino rispondono subito al fuoco. Anche gli altri sparano. Alla fine resta a terra Pezzulo, morto, mentre Mercuri viene ferito. Li portano via in elicottero all'ospedale francese di Camp Warehouse, a Kabul.
L'AVVERTIMENTO _ Secondo indiscrezioni, un precedente attacco a militari italiani, una sorta di avvertimento, sarebbe avvenuto nella stessa zona una decina di giorni fa: in quel caso nessuno riportò danni. Per risalire all'ultimo attacco noto contro uno dei circa 2.350 italiani di stanza tra Kabul ed Herat bisogna però andare al 4 dicembre: a Farah, nessun ferito. L'ultima vittima è invece il maresciallo Daniele Paladini, ucciso da un kamikaze il 24 novembre. Dodici in tutto i morti italiani.
IL FORTINO DI SUROBI _ Pezzulo e Mercuri erano entrambi distaccati nella 'Fob' (Forward Operating Base), la base operativa avanzata di Surobi, ad una trentina di chilometri ad ovest di Kabul, sulla strada per Jalalabad: un vero e proprio 'fortino' presidiato da un centinaio di militari italiani, in una zona considerata nevralgica. Ed anche molto pericolosa. Proprio in quell'area, il 19 novembre 2001, venne uccisa l'inviata del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli ed altri quattro giornalisti stranieri. Questo isolato avamposto è attualmente presidiato da uomini del 185mo reggimento della Folgore e dai 'Rangers' di Bolzano. Insieme a loro ci sono i soldati del Cimic, la Cooperazione civile_militare.
TALEBANI RIVENDICANO _ Il fortino di Surobi è considerato dall'Isaf molto importante perché strategico per il controllo della provincia di Kapisa, dove si trovano gruppi di taleban e dove spadroneggiano gli uomini dell'ex signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar. Un'area che viene continuamente pattugliata, anche perché lì si trova una diga con una importante centrale idroelettrica.
Ma a che serve distribuire viveri e medicine? "Serve ad aiutare questa gente, che non ha niente", risponde una fonte militare. "E serve anche _ aggiunge _ ad acquisire consenso. L'altro giorno sono stati degli abitanti di un villaggio, durante un'operazione come quella di ieri, a segnalarci la presenza di un arsenale con 14 razzi. Tutti efficienti. Ovvio che i talebani vedono in questo la loro più pesante sconfitta".
Ed infatti, la rivendicazione non tarda a venire, per bocca di uno dei tanti portavoce. In una telefonata all'Afp, Zabihullah Mujahid dice che "i talebani hanno teso un'imboscata ad una sessantina di chilometri dalla capitale ed ucciso cinque soldati americani nel distretto di Surobi". Tutto da verificare. Secondo alcune indiscrezioni, in effetti, anche soldati Usa di stanza a Kabul sarebbero intervenuti nel luogo dell'attacco, pur non restando feriti: indiscrezioni che non trovano però alcuna conferma ufficiale. E lo stesso portavoce, contattato più tardi dalla Reuters, si corregge: "Era un convoglio dell'esercito italiano. Più di due soldati sono rimasti uccisi nell'attacco".

Tuesday, March 25, 2008

La Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia

La Polizia italiana a ricevuto in donazione alcune Lamborghini Gallardo.
I veicoli sono usati per vigilare le autostrade,
Dotazione fatta nel 2007 alla Polizia di Stato, Departimento di Publica sicurezza,

Friday, February 22, 2008

Torna in Italia la salma del militare ucciso vicino Kabul


15-02-2008






ROMA. "Mio padre era a Kabul a portare la pace e non era la prima volta che andava all'estero, tutti i giorni ci mandava le foto di quello che faceva con i bambini nelle scuole che ricostruiva con gli altri soldati italiani". Senza cedere alle lacrime, con lo sguardo coperto dai capelli scuri a velarle il dolore, Giusy, 18 anni, sulla porta della casa trevigiana di Oderzo ha spiegato chi era suo papà, perchè aveva scelto questa missione, in cosa credeva, quanto fosse grande l'orgoglio che mostrava "nel servire lo Stato e la Patria". Ora vuole anche anche lei entrare nell'Esercito "per mantenere viva la memoria di papà e per riscattarlo". "Credeva fino in fondo nel suo lavoro e spero che il suo sacrificio contribuisca a cambiare le cose". Per un papà così, che ha messo "al servizio la propria vita", Giusy a nome della famiglia ha chiesto, con composta commozione, che venisse esposto alle finestre il tricolore "perché in occasione dell'anniversario della strage di Nassiriya lo metteva sempre in onore dei colleghi caduti", lui che scampò a quell'inferno del 2003 quasi per miracolo.
Giovanni Pezzulo, il maresciallo ucciso mercoledì in un agguato in Afghanistan mentre distribuiva viveri e vestiti in un villaggio nel distretto di Surobi, alla bandiera ci ha sempre tenuto, come hanno detto i colleghi della caserma Fiore di Motta di Livenza, sede della Cimic Group South, la cooperazione civile militare alla quale apparteneva il maresciallo. Era il suo modo per dimostrare il forte attaccamento e il sentimento di fierezza che nutriva nei confronti del suo Paese durante le missioni all'estero.
Una, grande, immensa, stirata con cura, gli copriva la bara mentre riceveva ieri l'ultimo saluto sotto la neve di Kabul, nella camera ardente allestita in un deposito a ridosso della pista. Qualche minuto di raccoglimento, qualche singhiozzo congelato dall'emozione, poi il feretro è stato portato a spalla per mezzo chilometro fino al C_130 dell'Aeronautica che in serata è atterrato a Ciampino. Alla cerimonia hanno partecipato i commilitoni e i suoi comandanti, il generale Federico Bonato e il colonnello Michele Risi. Presente anche l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi e alcuni rappresentanti stranieri di Isaf, la missione Nato nel cui ambito Pezzulo si occupava del Cimic.
"Spero che il sacrificio di papà possa contribuire a cambiare le cose", ha detto ancora la figlia Giusy, portavoce di una famiglia che ha ricevuto il cordoglio dell'intero paesino di Carinola, il paese del Casertano in cui Giovanni era nato e dove vivono quattro dei cinque fratelli.
Nella caserma di Livenza verrà allestita la camera ardente, la cui apertura dovrebbe avvenire questa sera. Prima è prevista all'Istituto di medicina legale dell'Università 'La Sapienza' di Roma, l'autopsia, dopo che il pool antiterrorismo della capitale ha aperto un fascicolo per il reato di attentato con finalità di terrorismo.
Domani i funerali solenni alle 10.30 nel Duomo di Oderzo alla presenza dell ministro della Difesa Arturo Parisi e del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, gen. Fabrizio Castagnetti. Duecento bandiere verranno esposte in Comune, raccogliendo il desiderio della vedova.
Tornato in patria in barella anche il maresciallo degli alpini paracadutisti ferito nell'agguato di Surobi, Enrico Mercuri, 31 anni, che ha riportato lesioni giudicate non gravi ad una gamba. A Kabul, nell'ospedale da campo francese, Mercuri ha subito un piccolo intervento; in Italia sarà ricoverato al policlinico militare del Celio, dove probabilmente i magistrati che indagano sull'attentato andranno ad interrogarlo. A chi lo ha salutato a Kabul, è apparso "in buone condizioni generali, sia fisiche che di morale". Anche ieri ha telefonato a casa, a Montecassiano di Macerata, per tranquillizzare soprattutto la madre. "Sto bene, la ferita non è grave", le ha ripetuto. Dovrà comunque essere sottoposto in Italia ad un secondo intervento chirurgico.

Afghanistan. Addio a un eroe, I funerali del maresciallo Pezzulo


17-02-2008

ODERZO (Treviso). Lo sguardo attonito della moglie Maria e la voce fiera, rotta dal pianto, della figlia Giusy che dice "ciao mio eroe continuerò il tuo lavoro". Sono i due volti del funerale del primo maresciallo Giovanni Pezzulo, ucciso mercoledì scorso in un agguato terroristico nella valle di Uzeebin in Afghanistan mentre distribuiva generi alimentari. Pezzullo (promosso post mortem a sottotenente) era in forza al Cimic Group South di stanza alla caserma "Fiore" di Motta di Livenza (Treviso).
Alle esequie nel Duomo di Oderzo hanno partecipato in oltre un migliaio, con la città "vestita" di tricolore come aveva chiesto Giusy; bandiere che sono spuntate a sorpresa anche nelle cittadine vicine, ma anche lontano da qui, come sui trambus di Roma.
A Oderzo è giunta anche una corona d'alloro del Presidente della Repubblica ed un messaggio di conforto ai familiari dal Vaticano, in cui si annuncia che Benedetto XVI pregherà per la nuova vittima del terrorismo. In chiesa autorità civili e militari - il ministro della difesa, Arturo Parisi, e il capo di stato maggiore, generale Fabrizio Castagnetti - i familiari e loro conoscenti e tanti colleghi in divisa. In piazza, a seguire la messa sul sagrato, tutta Oderzo che ha applaudito quando è arrivata la bara di Pezzulo.
Caricata a spalla da alcuni amici e colleghi, non è sfuggito il gesto di uno di loro che ha preso un lembo del tricolore che la ricopriva, per baciarlo. "Giovanni ha dato il meglio di sé consapevole che chi non ama non protegge e non difende la vita" ha detto nell'omelia il vescovo di Vittorio Veneto mons. Corrado Pizziolo.
"Giovanni - ha proseguito - è rimasto vittima di un nuovo vile attentato. Ancora una volta il terrorismo, impaurito dalla solidarietà, ha manifestato il disprezzo per la vita umana". "Il grande amore per la bandiera - ha concluso - è ciò che Giovanni ci lascia come suo supremo testamento". Poi il momento più toccante della cerimonia, quando Giusy, la figlia diciottenne del maresciallo eroe è salita sull'altare, per l'ultimo saluto al papà:
"Non voglio ricordarti così in una bara a terra - ha detto la ragazza, tra le lacrime - anche da lontano mi facevi sentire molto amata".
"Non c'eri per i miei 18 anni perché eri lontano - ha proseguito - ma mi sei stato vicino con un mazzo di rose rosse". "So quanto mi ami - ha detto ancora Giusy - e ricordo quando da piccola giocavamo a sposarmi con te". "Ora devo crescere in fretta - ha concluso - per stare vicino alla mamma, mi sento forte e sono sicura che sei tu a darmi questa forza: stammi sempre vicino".
Durante la tumulazione nel cimitero di Oderzo sono risuonate le note di ‘Io Vagabondo' dei Nomadi, brano e gruppo molto amato da Pezzulo. La band dedicherà proprio al maresciallo caduto in Afghanistan il concerto di stasera a Novellara di Reggio Emilia.

Kosovo. Guerriglia a Belgrado.


Assaltate le Ambasciate. Un morto in quella americana

di Alessandro Lagroscino

22-02-2008

I manifestanti hanno preso di mira prima l'Ambasciata americana. Dopo edifici di altri paesi considerati favorevoli all'indipendenza del Kosovo dalla Serbia

Ambasciata americana violata, anche con un modesto incendio all'interno - un cadavere carbonizzato è stato trovato nelle ore successive, ma non apparterebbe al personale, bensì ad uno degli assalitori - e sedi diplomatiche occidentali sotto assedio stasera a Belgrado, dove il grande raduno di protesta promosso dalle autorità serbe contro la secessione del Kosovo è degenerato in guerriglia urbana, con decine tra feriti e contusi, per mano di gruppi di giovani hooligan. Secondo quanto reso noto dal dipartimento di stato Usa e da fonti di Belgrado, il cadavere è irriconoscibile e per identificarlo saranno necessari esami del Dna, mentre il bilancio aggiornato degli incidenti accaduti nella capitale serba è di una novantina di feriti o contusi, tra i quali una trentina di poliziotti. Tutto il personale diplomatico statunitense - ha detto il dipartimento di stato - ha risposto all'appello.

Dopo il ritrovamento del corpo carbonizzato, sicuramente non appartenente a personale dell'ambasciata, il dipartimento di stato ha anche rivolto una formale protesta al governo serbo perché la sicurezza dell'ambasciata "non era adeguata". Il numero tre del dipartimento, Nick Burns, ha chiamato il primo ministro serbo, Vojislav Kostunica, e il ministro degli esteri, Vuk Jeremic, per dire loro che saranno considerati direttamente responsabili in caso di nuovi incidenti. Jeremic, in un'intervista alla Reuters, ha subito definito inaccettabili e deplorevoli atti compiuti da estremisti gli attacchi alle ambasciate straniere, che "danneggiano l'immagine della Serbia all'estero e non rappresentano il sentimento collettivo del popolo serbo" e che non dovranno ripetersi. Anche il governo croato ha protestato ufficialmente con quello serbo dopo l'attacco contro la propria ambasciata a Belgrado, ed un centinaio di persone ha manifestato nel centro della città scandendo slogan anti-serbi.

Gruppi entrati in azione contro numerose rappresentanze e strutture commerciali straniere (compresa una filiale dell'Unicredit), e che sono stati capaci d'irrompere nel consolato di Washington, di strappare la bandiera a stelle e strisce, e persino d'appiccare il fuoco in alcune stanze, prima che la polizia si decidesse a intervenire in forze. La manifestazione, che secondo il governo serbo avrebbe dovuto "incanalare pacificamente la rabbia della gente", aveva richiamato in piazza centinaia di migliaia di persone: riunite dinanzi all'ex Parlamento federale jugoslavo, lo stesso luogo in cui nel 2000 la protesta popolare aveva decretato la fine del regime di Slobodan Milosevic e l'apertura del Paese all'Europa, ma stavolta per dire 'no' all'indipendenza proclamata domenica 17 da Pristina. E 'no' all'Occidente che la sostiene.

Tutto è andato secondo copione durante i comizi: in un tripudio di bandiere nazionali, canti, esibizioni di immagini patriottiche e religiose, accuse agli Usa e all'Ue e ovazioni alla Russia di Vladimir Putin. Poi, mentre il grosso della folla defluiva pacificamente al grido di 'il Kosovo e' Serbià si é scatenata la furia dei più facinorosi. I vendicatori dell'orgoglio nazionale ferito si sono divisi in manipoli e hanno dato il via alla sarabanda. Quasi tutti agitavano i simboli rivali del tifo ultrà del Partizan e della Stella Rossa, associati nella violenze a sfondo nazionalistico così come era già successo per i disordini di domenica scorsa. Il gruppo più numeroso - formato da 300 persone circa - ha preso di mira l'ambasciata degli Usa, sul viale Knez Milos, non lontano dai ministeri diroccati che ricordano ancora i bombardamenti Nato del 1999. Ad attenderli c'erano solo poche pattuglie di polizia che si sono fatte rapidamente da parte: alcuni dimostranti hanno potuto così irrompere nella sezione consolare, scalando le finestre sulla facciata dell'edificio, e mettere a ferro e fuoco diversi ambienti.

Anche la bandiera dell'ambasciata - chiusa per precauzione fin dalle ore precedenti - è stata strappata e bruciata, sostituita per qualche minuto in segno di scherno con quella russa. Solo a quel punto la polizia (ringraziata più tardi "per la professionalità" da una portavoce) è intervenuta in assetto antisommossa. Con l'impiego di blindati che, in parata, hanno messo in fuga gli aggressori con lanci di lacrimogeni. Drappelli sparsi hanno continuato tuttavia a imperversare fino a tardi. Danneggiando altre ambasciate di Paesi bollati come 'nemici' (Turchia, Canada, Croazia, Belgio, Bosnia), e negozi con insegne straniere (come Benetton), ma anche saccheggiando semplici esercizi locali: tutti chiusi. Il bilancio provvisorio è di almeno 60 feriti, inclusa una quindicina di agenti.

Un'esplosione di teppismo che non cancella l'impatto della manifestazione unitaria del pomeriggio, affollata come non si vedeva da anni nella maggiore repubblica ex jugoslava: oltre 300.000 persone secondo la polizia, 500.000 secondo un portavoce governativo. E che tuttavia è stata commentata con preoccupazione dal presidente Boris Tadic, la voce più moderata ed europeista dell'attuale vertice politico serbo. Tadic, che aveva dato il patrocinio al raduno, salvo poi defilarsi e confermare una visita di Stato in Romania, si è fatto sentire da Bucarest (rompendo il silenzio imbarazzato del suo alleato-rivale Kostunica) per chiedere "la cessazione delle violenze e degli attacchi alle ambasciate", oltre che per sollecitare gli organi dello Stato a fare "il loro dovere secondo la legge" contro i vandali. Ma anche per ribadire che se le proteste pacifiche "sono legittime", i colpi di testa rischiano di ottenere un solo risultato: "Allontanare il Kosovo dalla Serbia" una volta per tutte.